a cura di Neumasoft --------------------
La notazione musicale moderna
Moderna si fa per dire… la notazione attualmente in carica a rappresentare attraverso un simbolismo grafico la musica che ascoltiamo, risale, nella sua versione iniziale, agli inizi del secondo millennio, ad opera del monaco benedettino Guido d’Arezzo (n.991 c.ca – m.1050). In corso d’opera la notazione musicale guidoniana ha subito delle variazioni, ma la sostanza non è cambiata: le note sono rappresentate, nella loro altezza, dalla collocazione di un punto (quadrato, rombo, pieno, vuoto etc..) all’interno di uno spazio misurato da righe e spazi e nella loro durata dal loro aspetto grafico. Inoltre lo spartito musicale si è arricchito, a contatto con autori, stili e forme diverse, di una cospiqua quantità di simboli che potremmo definire secondari, ma importanti per la completa e corretta interpretazione del brano musicale.
Si comprende, dunque, che il complesso dei simboli musicali e il loro vario e corretto utilizzo costituisce in se un istanza culturale ricca, originale ed univoca, che analogie con altri contesti espressivi, quali le diverse lingue parlate e scritte, mal si prestano a rappresentare.
Scrivere musica: compositori e copisti
Se leggere la musica richiede una formazione tecnica specifica, scrivere una partitura musicale ne richiede l’assoluta padronanza. Analogamente per quanto avviene in un qualunque idioma parlato e scritto, l’esprimersi è più difficile del comprendere, lo scrivere del leggere. Ma tra chi scrive partiture musicali è utile un’ulteriore distinzione tra compositori e copisti. Mentre un copista si limita a leggere un manoscritto e riscriverlo in bella copia, a un compositore è richiesta la conoscenza accurata dei simboli della notazione musicale per tradurre in scrittura un pensiero musicale, nella sua complessità acustica ed espressiva. Pur nella diversità dei ruoli, compositore e copista sono accomunati dal problema della scelta del mezzo con cui scrivere. Prima dell’avvento dei software musicali non c’era molta scelta, il compositore scriveva a mano (penna, matita e gomma) e il copista altri non era che il tipografo che pazientemente componeva tassello per tassello la pagina musicale. Per esigenze più pratiche e immediate (es. le parti di un orchestra) il copista ricopiava il manoscritto a mano e in bella scrittura. Dunque la scrittura a mano era, per entrambe le categorie, l’unico sistema economico disponibile. I tempi di trascrizione? critici per il compositore, nella necessità di assecondare il flusso creativo, e critici per il copista, nell’esigenza di abbattere i costi.
Ma il software è arrivato da circa un ventennio ed è ora, a nostro avviso, di fare un serio bilancio sul reale apporto che i moderni sistemi informatici possono dare al mondo musicale, sul versante della scrittura e della produzione di partiture.
Notazione musicale e computer: sistemi attuali e costi di trascrizione
Nel panorama ampio dei software di notazione musicale che fino ad oggi sono stati realizzati, focalizziamo la nostra attenzione su due in particolare, che, per qualità e complessità, si impongono ormai da diversi anni all’attenzione di musicisti e compositori, di professione e non, nelle successive e sempre più pregevoli release. Stiamo parlando di Finale di MakeMusic, e Sibelius di Avid Tecnology. Senza entrare nel dettaglio delle caratteristiche tecniche, rileviamo uno sforzo continuo ed efficace in ambedue i sistemi di semplificare e velocizzare, in una parola di ottimizzare l’inserimento delle note musicali. Malgrado tali sforzi riteniamo che proprio l’aspetto relativo all’inserimento delle note attraverso i dispositivi di input tradizionali (tastiera e mouse) costituisca il “collo di bottiglia” rispetto al potenziale bacino d’utenza costituito da tutti coloro che a diverso titolo sarebbero interessati all’uso di un sistema informatico per scrivere la propria e altrui musica. Proviamo a paragonare i tempi di battitura in termini di note/min. che un compositore può raggiungere rispetto a quelli di un dattilografo (parole/min.), in possesso di una tastiera dattilografica alfanumerica. Si tratta di due ordini di grandezza non paragonabili. E il problema non è insito nella natura del linguaggio musicale, ma è semplicemente riconducibile all’assenza di un dispositivo di input dedicato. Per meglio chiarire: chi scrive un testo in italiano ha la sua bella tastiera dattilografica alfanumerica che mostra e dispone caratteri italiani; chi ha bisogno di scrivere un testo in cinese ha la sua bella tastiera dattilografica che mostra e dispone caratteri cinesi; e così via, fino a poter affermare che chi scrive musica non ha la sua bella tastiera dattilografica che mostra e dispone note e simboli musicali!
Diamo il benvenuto alla Dattilografia Musicale
La situazione attuale, nell’ottica di chi scrive musica al computer, evidenzia una sproporzione macroscopica tra software e dispositivo hardware di input. Il software fornisce tutto e di più, per il dispositivo di input “ci si arrangia” tra mouse, tastiera alfanumerica, tastiera midi e chi più ne ha più ne metta.
Riteniamo che, al pari di quanto è avvenuto per la lingua parlata e scritta, l’implementazione di una “dattilografia musicale”, posta in essere da un dispositivo hardware di input dedicato, cambierebbe favorevolmente il rapporto tra musicisti e sistemi informatici, abbattendo radicalmente i tempi (e quindi i costi) di trascrizione e offrendo un sistema tanto intuitivo e user friendly da eliminare quel “collo di bottiglia” che attualmente riduce a pochi intraprendenti “amici del PC” il bacino d’utenza dei software di notazione. C’è un esercito di musicisti che dopo il primo, fallimentare approccio ai software musicali, è tornato alle care, infallibili “matita e gomma” e che darebbero un caldo benvenuto all’avvento della “dattilografia musicale”!
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